Back to Nature: l’arte per sentire il parco con occhi nuovi

Villa Borghese è più di un semplice parco. Come altre ville di Roma ospita al suo interno diversi musei. Il suo legame con l’arte ha trovato, negli ultimi giorni, uno sviluppo ancora maggiore grazie alla mostra Back to Nature: una serie di installazioni di grandi artisti a ridosso della Galleria Borghese e con opere esposte anche nei musei Pietro Canonica e Carlo Bilotti.

Uno sguardo verso il futuro 

Il fascino di Villa Borghese, almeno per chi vi arriva la prima volta, è senza dubbio legato al suo proiettarci all’inizio dell’Ottocento, ai viali alberati e alla terrazza del Pincio, da cui ammirare Roma circondati dal verde, oppure concedendosi qualche momento su una barchetta a remi nel laghetto al cospetto del tempio di Esculapio, in un’atmosfera che riporta a secoli passati; incanto amplificato dalla presenza della Galleria Borghese.

Chi conosce meglio questo grande parco pubblico, sa che c’è dell’altro come il museo Carlo Bilotti, con una bellissima collezione di arte contemporanea. Dal 15 settembre al 13 dicembre 2020, c’è una trasformazione in più: le opere di artisti come Andreco e Tresoldi ci danno la possibilità di vedere in maniera diversa l’area del Parco dei Daini. Tra gli alberi appaiono come manifestazioni di altri mondi: una cattedrale semitrasparente, delle gocce gigantesche, un cervo in cima a un igloo, delle colossali ali variopinte e alcuni tra gli stessi alberi si vestono di colori sgargianti.

Ciascuna di queste installazioni cattura anche il passante più distratto. Sicuramente tutte le opere mi hanno fatto restare a lungo ad osservarle e a fotografarle, lasciandomi sensazioni diverse.

Una bufala al parco

Arrivando dal cuore di Villa Borghese, seguendo le indicazioni a terra, il primo incontro è stato con la bufala di Davide Rivalta.  Mi si è manifestata nella sua mole scura, con una posa che pare volermi caricare: un grosso animale fuso nel bronzo con l’antichissima tecnica della cera persa, con un aspetto archetipico. La prima impressione minacciosa, dopo pochi istanti cede il passo all’idea che sia la bufala ad essere in pericolo, quasi che si stia sciogliendo. Passo oltre col dubbio che l’essere umano sia ben più allarmante di un bovino.

Igloo:  la casa più semplice

Varcato il cancello che conduce al parco dei daini, noto immediatamente una struttura semisferica: è l’igloo di Oporto di Mario Merz.  Questa abitazione archetipica si lascia osservare attraverso e mostra le alberature dell’ambiente circostante. Giro attorno e la sensazione che la casa sia l’intera città si fa strada. In cima all’igloo c’è la rappresentazione di un cervo, non dà l’impressione di essere un trofeo di caccia, piuttosto sembra essere a protezione dell’abitazione, una presenza sovrannaturale nel suo aspetto argentato.

Potremmo essere angeli

Mi lascio alle spalle l’igloo, attratto dai colori di due paia d’ali poco più avanti. Sono una versione del Wing Project di Andrea Mauti.  Chiunque passi di lì può scattarsi un selfie come se avesse le ali, tra una foto e l’altra, queste ali restano vuote e i passanti, naturalmente, si allontanano camminando. Sarebbe bello se quelle ali ci rimanessero sulle spalle anche dopo aver scattato una foto, se si potesse proseguire l’esplorazione della mostra e del parco volando e avere un punto di vista diverso, da uccello. Pur non essendo possibile, mi resta in mente che mettersi nei panni degli altri, anche degli altri esseri viventi, potrebbe essere una chiave per vivere meglio.

Piante da un altro pianeta

Dopo i colori delle ali, altri cromatismi si mostrano tra il verde degli alberi: è lo yarn bombing dell’Accademia di Aracne. Tessuti sgargianti lavorati a maglia che vestono letteralmente quattro alberi tra i tanti di quest’area.  Sembra quasi siano piante extraterrestri, osservandone i dettagli questa prima impressione muta, lasciando posto all’idea che i tronchi siano ricoperti dalle tele di ragni fantastici che non hanno alcuna intenzione di celare le loro trappole, ma che vogliono rendere visibile una natura troppo spesso intrappolata e che dovremmo tutelare maggiormente.

La cattedrale tra gli alberi

Tanti colori accesi contrastano piacevolmente con un’altra installazione, forse la più discussa e nota: Etherea di Edoardo Tresoldi. La luce attraversa questo edificio di undici metri dando l’impressione di un miraggio o di una costruzione nata da un sogno.  La leggerezza e la trasparenza quasi scompaiono mentre mi avvicino e la solidità del metallo mi si manifesta in modo più deciso. Nonostante questa materialità, la lucentezza di queste forme barocche invita ad entrare, quasi per verificare che questa costruzione eterea sia reale. Una volta all’interno osservo il modo in cui i raggi del sole, filtrati dai rami, colpiscano la rete metallica. Sembra impossibile allontanarsi da qui: Etherea ha un magnetismo particolare che mi fa entrare e uscire, scrutare, fotografare a più non posso… Anche quando dopo lunghi momenti, mi avvio dal lato opposto del parco dei daini, sento spesso la necessità di voltarmi. Anche qui forse si tratta di rispondere alla domanda: “questo edificio è vero, o l’ho immaginato”?

Gocce 

Questa passeggiata tra arte e natura si conclude con Dropsinstallazione di Andreco. Grandissime gocce schematizzate, con bordi di un bianco quasi accecante.  Le geometrie spigolose di quest’opera sono in netto contrasto con la Prospettiva del Teatro in cui si trovano, così come lo sono con la vegetazione della villa. Osservando un po’ più in là, però, si nota una corrispondenza con la struttura della voliera del Bioparco. Anche qui luci e ombre invitano a osservare a lungo da diverse prospettive e a riflettere sull’importanza dell’acqua che non possiamo costruire artificialmente.

 

Come arrivare

Mezzi Pubblici

  • Autobus, linee: 52, 53, 63, 83, 92, 223, 360, 910

Mezzi privati: 

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