Fontana delle Tartarughe: affrettandosi lentamente tra leggenda e storia

Tra quelle grandi e monumentali come Fontana di Trevi o il cosiddetto Fontanone e migliaia di nasoni, sono tante anche le fontane romane meno blasonate delle prime, ma decisamente più complesse degli ultimi, che ammirerei per ore, ascoltandone il mormorio. Un tombino con la sigla S.P.Q.R. guida lo sguardo verso la Fontana delle tartarughe, nel centro della piccola piazza MatteiSpesso queste opere hanno delle storie da raccontarci, come il Facchino, protagonista di tante pasquinate o la Fontana delle Tartarughe, che nasconde una leggenda romantica.

Come spesso accade, storia e mito si fondono, dando vita a racconti popolari che restano indelebili in alcuni luoghi. Per la fontana delle Tartarughe è accaduto esattamente questo: a una base storica sono stati aggiunti e modificati particolari arrivando al limite del romanzo sulle origini della sua costruzione.

La leggenda

Procediamo a ritroso, partendo dalla narrazione leggendaria.

Si dice che bastò una sola notte ad erigere la fontana. Il perché di questa rapidità è da ricondurre a una diatriba familiare tra il duca Mattei e il suo futuro suocero. tre dei quattro efebi della cosiddetta fontana delle tartarughePare che il duca fosse un accanito giocatore e che avesse perso buona parte dei suoi averi proprio nel gioco d’azzardo. Per questa ragione il padre della promessa sposa, decise di annullare il fidanzamento, preferendo per sua figlia qualcuno che le avrebbe dato più sicurezza economica. Il duca Mattei, tutt’altro che sconfortato, organizzò una grande festa, invitando anche la famiglia della sua fidanzata. Per tutta la notte, nel palazzo si festeggiò tra musiche incantevoli e banchetti profumati. Alle prime luci dell’alba il duca invitò gli ospiti ad affacciarsi dalle finestre per osservare la piccola piazza ai piedi del palazzo. Dove la sera precedente non c’era nulla era comparsa una raffinata fontana con quattro efebi poggiati su altrettanti delfini. Il padre della donna, impressionato da questa rapida costruzione, tornò sui suoi passi e approvò il matrimonio tra sua figlia e il duca Mattei. Dopotutto, un uomo in grado di far realizzare una fontana così preziosa in così poco tempo aveva certamente ricchezze e potere. Come ultimo gesto per sottolineare la sua influenza e ricordare la serata, il duca fece murare quelle finestre di lì a poco.

Un’altra versione

Come nelle migliori leggende, anche questa che sembra una fiaba ha una versione differente che vuole che il duca fece sì realizzare la fontana in una notte, ma in un posto in cui fosse ben visibile dalla finestra della sua amata che viveva nella casa paterna. Il padre della donna, contrario al fidanzamento fece allora murare la finestra di sua figlia, in modo che questa non potesse vedere l’opera che aveva fatto costruire il Mattei.

La storia 

In realtà il tempo necessario alla costruzione della fontana fu ben più lungo di una sola notte e, con molta probabilità, non c’è stata nessuna discussione familiare, ma certamente ostentazione di ricchezza e potere. Un uomo passa alle spalle della fontana delle tartarughe

Alla fine del 1500, dopo alcuni lavori sull’acquedotto dell’Acqua Vergine, si programmò la costruzione di diverse fontane semi-pubbliche. Queste opere sarebbero state finanziate da nobili e ricchi, pur venendo realizzate si strade e piazze pubbliche. Tra i luoghi in cui sarebbero sorte figuravano Piazza Navona, Campo de’ Fiori e Piazza Giudia, nel cuore del Ghetto.

La famiglia Mattei non era stata consultata sul progetto, ma si offrì di finanziare l’edificazione di una fontana, la successiva manutenzione e il rifacimento della pavimentazione stradale della sua ubicazione. A una condizione: quest’opera sarebbe dovuta sorgere nella piazzetta tra i palazzi da loro posseduti, a ridosso del Ghetto. Di fronte a tale offerta si stabilì di non dare una fontana a piazza Giudia, preferendo farne sorgere una nell’attuale piazza Mattei.

Curiosità 

Le tartarughe poste in cima alla fontana non facevano parte del progetto iniziale, lì sarebbero dovuti esserci altri quattro delfini, simili a quelli ai piedi degli efebi. Non si sa se per problemi legati alla pressione dell’acqua o ai costi di realizzazione, quei quattro delfini non furono mai realizzati. Le tartarughe arrivarono lentamente, nel 1658 e sono attribuite niente meno che a Gian Lorenzo Bernini. Dettaglio di uno smartphone nell'atto di scattare una foto alla fontana

Quelle che vediamo oggi sono delle copie. Possiamo ammirare tre dei quattro originali ai Musei Capitolini, dove sono state custodite una volta recuperate da un furto.

Trovo curioso che le tartarughe siano diventate rappresentative della fontana e di tutta la piazza, pur essendovi state collocate molti anni dopo. Ancora più bizzarro se pensiamo alla presunta celerità di realizzazione della fontana e alla proverbiale lentezza della tartaruga. Potremmo dire che qui, seguendo un antico motto a me caro, ci si è affrettati lentamente.

Come arrivare

Mezzi pubblici:

Autobus linee: 40; 46; 62; 64; 70; 81; 87; 492; 916

Tram linea 8

Mezzi privati:

Parcheggio a pagamento in strada sul Lungotevere de’ Cenci (in bocca al lupo!)

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