Negli ultimi mesi, la chiusura pressoché totale ci ha privati, giustamente, delle visite nei musei. Il bisogno d’arte e di cultura è qualcosa che va soddisfatto comunque, per questo, molti musei e siti archeologici si sono adoperati per una presenza notevole sui social e per fornire contenuti alternativi sui loro siti. Intanto ci si prepara per la riapertura, che dovrebbe iniziare a partire dal 18 maggio, con regole nuove per gli ingressi, distanze, sanificazioni e una serie di norme comportamentali con cui dovremo familiarizzare per un po’ di tempo.
Nell’attesa di entrare nuovamente nei musei romani (che mi mancano molto), facciamo una passeggiata virtuale tra quelli che vorrò rivedere per primi.
Centrale Montemartini
Questo è il museo che preferisco a Roma. Un incontro continuo tra archeologia classica e industriale, un abbraccio tra passato remoto e prossimo, i marmi dell’antichità che guardano i metalli del Novecento.
Un luogo fuori dal centro storico, in cui percepire lo scorrere del tempo e i cambiamenti della storia. Una visita in questo luogo è davvero un’esperienza che fa capire come l’arte, la politica, le religioni e l’industria siano tutti prodotti culturali. Ve ne ho parlato in quest’altro articolo in modo più dettagliato.
Casina delle Civette
Definire museo la Casina delle Civette può essere riduttivo. È un posto fuori dal tempo e con uno stile unico. Non è semplicemente liberty, non è strettamente eclettico, ma qualcosa di più. Una vera meraviglia per gli occhi.
Ammirare l’esterno di quello che era una capanna svizzera ed è diventata una residenza fiabesca fa solo immaginare quanto può essere bello assaporarne le stanze, come fosse la casa di marzapane delle favole. Un piccolo castello nel parco di Villa Torlonia in cui viveva davvero un principe. Se volete saperne di più e vedere altre foto, vi rimando all’articolo scritto su Le Strade Di Roma.
Museo Hendrik Christian Andersen
Un atelier in cui sembra che l’artista debba ricomparire da un momento all’altro. Un luogo in cui il candore è onnipresente, dal bianco delle opere, all’Utopia a cui queste tendevano.
Siamo nella casa di un artista statunitense, nato in Norvegia e vissuto a Roma, attorniati da idee fatte statue e mappe di posti che non sono mai esistiti se non nel sogno di un mondo guidato dalla conoscenza di scienze, arti, filosofia e sport. Entrare qui è varcare la soglia della mente di un sognatore. Un viaggio straordinario da leggere e osservare qui.
Museo Pietro Canonica
Spostandoci dalla casa e dal laboratorio di un artista a un altro, andrei di nuovo a visitare il Museo Pietro Canonica, a Villa Borghese. Un museo che sembra piccolo, ma che così piccolo non è. Osservare le opere esposte nelle sale è quasi un viaggio intorno al mondo, tra monumenti e busti di personaggi illustri di diversi Paesi.
Non solo: la visita alla casa di Pietro Canonica e al suo studio, ci fanno viaggiare anche nel suo modo di vivere e creare. Gli strumenti nell’atelier, ci fanno credere per qualche istante che lo scultore si sia allontanato soltanto per qualche minuto e quasi invogliano ad attendere il suo ritorno. Infine, meraviglia tra le meraviglie, nei sotterranei di questo museo sono custodite un’ottantina di sculture antiche della collezione Borghese, le cui copie sono nel giardino e in altre zone di Roma.
Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese
A pochi passi dal museo Pietro Canonica, sempre nel verde di Villa Borghese, c’è un altro museo che merita assolutamente di essere visitato: il Carlo Bilotti. Basterebbero tre nomi per convincere un appassionato d’arte a trascorrere qualche ora qui: De Chirico, Warhol e Manzù.
Sono una parte degli artisti di cui sono esposti alcuni capolavori proprio qui. Se possiamo ammirarli in questo contesto è grazie al collezionista Carlo Bilotti che ha deciso di donare una parte della sua collezione privata a Roma per creare un museo pubblico. Anche questo è un luogo di cui ho parlato più nel dettaglio su Le Strade di Roma.
Palazzo Massimo alle Terme
Da questo splendido museo manco da troppo tempo, è decisamente uno tra quelli da “riabbracciare” appena possibile. Qui, con tutte le meraviglie dell’antichità romana che ci sono, è facile perdere la cognizione del tempo e trascorrere l’intera giornata.
Per chi, come me, ama fotografare è anche un luogo particolarmente invitante, per la buona illuminazione delle sculture esposte. Tra queste ce n’è una in particolare che da sola rende ancora più invitante una visita al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme: il Pugilatore. Questo combattente che porta evidenti i segni delle ferite, dall’aspetto stanco, ma non sconfitto, pronto a rialzarsi per continuare la lotta è un perfetto simbolo della situazione mondiale attuale.
Museo dell’Ara Pacis
Un monumento nel monumento in cui i veri protagonisti sono la luce e l’ombra.
L’Ara Pacis è decisamente affascinante per i rilievi e il gioco di chiaroscuri che ha il potere di rendere praticamente vive e in movimento le solide e statiche immagini sulla pietra. Ad aggiungere ulteriori vibrazioni luminose è il museo stesso, nato come teca protettiva dell’altare e progettato da Richard Meier. Il modo in cui la luce esterna entra nel museo rende ancora più maestosa l’Ara Pacis e la trasparenza dei vetri, permette di osservare anche le architetture circostanti, in stile razionalista, creando un unico filo conduttore che dall’antichità passa per la storia recente e arriva fino ai nostri giorni, facendoci immaginare il futuro.
Palazzo Braschi, Museo di Roma
Un palazzo settecentesco con vista su una delle piazze più belle del mondo: Piazza Navona. Potrebbe essere sufficiente questo per comprare il biglietto ed entrare a Palazzo Braschi.
Non fosse sufficiente si potrebbe parlare della sua storia, da quando sostituì il quattrocentesco Palazzo Orsini, con il ritrovamento di Pasquino, una delle statue parlanti di Roma, a quando è stato la sede del Ministero dell’Interno, fin quando è diventato un museo, riaperto soltanto nel 2017. Se la storia del Palazzo non fosse sufficiente a stimolare la curiosità, allora sicuramente lo faranno la sua architettura maestosa e le tante opere pittoriche e scultoree che mostrano Roma nel tempo, con tutti i suoi cambiamenti e le mostre temporanee ospitate in un’ala dedicata.
Museo di Scultura Antica, Giovanni Barracco
Basta spostarsi di pochi passi da Palazzo Braschi per arrivare al palazzo cinquecentesco chiamato Farnesina ai Baullari che ospita la collezione di scultura antica di Giovanni Barracco.
Qui è un po’ come andare alla ricerca delle radici di Roma, passando attraverso l’arte greca, egizia e assira. Ci si spinge indietro nel tempo, attraverso il mediterraneo e oltre. In effetti era proprio questa l’idea di Giovanni Barracco, che ha donato a Roma la sua collezione, proprio come Carlo Bilotti e come lui calabrese. Nelle sale di questo museo ci si perde per ritrovarsi in un mondo che è alla base del nostro.
Museo Capitolini
Ho voluto lasciare in fondo i Musei Capitolini, non perché mi piacciano di meno, ma perché sono i più conosciuti in questo personale Greatest Hits. Non hanno bisogno di molte presentazioni: entrare in un luogo che racchiude l’essenza della storia romana è emozionante.
Trovarsi negli edifici che si affacciano su una piazza disegnata da Michelangelo non può essere cosa da poco, così come trascorrere una giornata faccia a faccia con filosofi, imperatori, divinità ed eroi mitologici. È straordinario attraversare corridoi sotterranei con un’infinità di lapidi antiche e affacciarsi sui Fori godendone una vista che non vedo l’ora di tornare ad ammirare. Un percorso, quello nel più antico museo pubblico del mondo che finisce incontrando Marforio, altra statua parlante che per anni ha dialogato col collega Pasquino, con l’ironia dissacrante che solo a Roma può far parlare una divinità come fosse un popolano e che ci fa apparire più vicini anche Marco Aurelio, Socrate, Venere o Ercole, le cui raffigurazioni destano tanta ammirazione nei Musei Capitolini.
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