Roma è un posto unico per i suoi monumenti antichi e per come sono stati trasformati nei secoli fino ad arrivare al loro aspetto e uso attuale. Tra questi merita una menzione particolare il Pantheon, definito da Stendhal “il più bel resto dell’antichità romana” e che risale al 27 a.C. come tempio di tutti gli dei. Nel VII secolo diventa basilica cristiana, consacrata alla Madonna con il nome di Santa Maria ad Martyres.

In questa basilica, cinquanta giorni dopo Pasqua, si celebra la solennità della Pentecoste, ma in modo diverso da quanto avviene nelle altre chiese cattoliche. Una delle particolarità è la celebrazione in diverse lingue, in modo da accogliere in maniera adeguata i fedeli e i turisti provenienti da ogni parte del mondo, alcuni dei quali hanno atteso questa celebrazione dalle prime luci dell’alba. Una messa con letture, omelie e preghiere in idiomi differenti è significativa in un luogo che nacque come tempio di tutte le divinità e lo diventa ancor di più nel giorno della Pentecoste, in cui si ricorda la discesa dello Spirito Santo e il dono delle lingue.
La peculiarità più emozionante, anche per chi non è un credente, è alla fine della santa messa, quando dalla grande apertura nella cupola della basilica, l’oculus, piovono petali di rose rosse mentre il coro intona canti celestiali e l’aria, prima profumata d’incenso, inebria i presenti per il profumo di rosa.

Questo tempio antico continua a vivere di intrecci anche nella veste di basilica dedicata alla Vergine Maria, di cui la rosa è un attributo. Il fiore mariano, però dev’essere bianco, mentre la pioggia rossa di petali di rosa simboleggia le fiammelle, nella cui forma lo Spirito Santo discese sugli apostoli. Alcuni sostengono che i petali rossi siano anche il simbolo del sangue di Gesù versato per la salvezza di tutti. Tra gli intrecci, del passato col presente e dei culti pagani con il cattolicesimo, che vivono in questa chiesa, è interessante anche quello legato proprio all’oculo come tramite tra mondo divino e mondo terreno. Quest’ampia apertura nella cupola rappresenta il solo passaggio di luce naturale nel tempio, ed il sole, entrando dall’alto era in antichità il modo in cui la divinizzazione della stella entrava in contatto con l’umanità. Allo stesso modo, lo Spirito Santo, attraversando l’occhio della cupola, giunge in contatto con i cristiani.

Man mano che i petali si depositano al suolo, formano un fitto tappeto rosso che diventa rapidamente un’attrazione incredibile per i bambini presenti che iniziano a raccogliere i petali per giocarci e lanciarli nuovamente in aria, quasi a voler continuare all’infinito la pioggia profumata e colorata.
A rendere possibile il “miracolo” della pioggia di rose sono i vigili del fuoco, che attendono all’esterno della cupola la fine della funzione religiosa e versano dall’alto migliaia fiammelle fatte di petali rossi, diventando artefici di una cerimonia che stupisce ed emoziona.
Per guadagnare, però, l’emozione della discesa delle rose, occorre essere pazienti, alzarsi presto, mettendosi in fila già dalle sei del mattino. Soltanto le prime 600 persone potranno entrare nel Pantheon che, per motivi di sicurezza non può contenerne di più. Chi non avrà questa possibilità dovrà accontentarsi di partecipare dall’esterno o dovrà cambiare i propri programmi, magari passeggiando tra i vicoli del rione.
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