Subiaco: il borgo al confine del Paradiso

C’è una piccola città, tra Roma e l’Abruzzo, che è un vero tesoro da scoprire: Subiaco. Questo paese fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ha davvero molto da raccontare e da mostrare, tanto che per visitarlo e apprezzarlo pienamente un solo giorno non basta. Incastonato tra i Monti Simbruini, e lungo il corso del fiume Aniene, ha ispirato scrittori come Antonio Fogazzaro che qui ha ambientato “Il Santo” e Umberto Eco che vi ha trovato ispirazione per “Il Nome della Rosa“.

Cosa vedere:

In questo borgo non mancano le attrazioni. Sono diversi gli edifici storici, dalla Rocca Abbaziale ai monasteri benedettini; sia in paese, sia nelle immediate vicinanze, abbondano sentieri naturalistici e spazi verdi in cui rilassarsi, inoltre la presenza del fiume Aniene e dei Monti Simbruini offre tantissime opportunità per chi vuole dedicarsi allo sport: dalla canoa all’arrampicata, passando per il rafting. 

Iniziamo la nostra esplorazione arrivando idealmente da Roma e percorrendo la via Sublacense.

Il Ponte di San Francesco

La strada che conduce a Subiaco segue quasi precisamente il corso dell’Aniene. Giungendo a piedi è facile sentirne il suono, a rendere manifesta la presenza di un fiume è un ponte medievale, immediatamente alla destra del cammino che stiamo idealmente percorrendo.

L'Aniene scorre sotto al ponte di San Francesco
Ponte di San Francesco

Attraversarlo fa letteralmente sentire sotto i piedi la storia per i ciottoli levigati che ne compongono la pavimentazione e di cui potremmo descrivere la forma semplicemente camminando. La bellezza di questo ponte sta nella torretta di controllo e nell’ampiezza dell’arcata. L’aspetto è inequivocabilmente medievale, infatti fu costruito nel XIV secolo per celebrare la vittoria dei sublacensi sui tiburtini nella battaglia di Campo d’Arco. Sebbene sia adiacente a una strada principale, lo scroscio dell’Aniene e l’attraversare la torre di guardia, ci fanno sentire davvero lontani nello spazio e nel tempo. Ma è dalle sponde del fiume che il ponte mostra la sua mole e che ci si sente ancor di più in epoca medievale.

L’Arco Trionfale

Riprendendo il cammino in direzione del centro cittadino si è accolti dall’arco trionfale costruito alla fine del ‘700 in onore di Pio VI. All’epoca della sua edificazione era praticamente la porta d’accesso alla città, ma ormai il centro abitato si è esteso ben oltre questo monumento che resta comunque un passaggio verso la parte più antica del borgo.

La Rocca Abbaziale

Subiaco, l’aguzza catasta di case e casupole grigie che si appunta nella Rocca del Cardinale…

Antonio Fogazzaro

Questo edificio è iconico per il borgo, è già visibile dalla strada, ben prima di raggiungere Subiaco, grazie alla sua posizione dominante. Si trova infatti nel punto più alto, nel quartiere chiamato “La Valle” e per raggiungerlo il suggerimento è di percorrere a piedi scale e vicoli, fin dalla parte più bassa del borgo.

Rocca dei Borgia
Rocca Abbaziale

Soltanto così, infatti ci si potrà immergere nell’atmosfera unica che Subiaco offre. I profumi che arrivano dalle cucine delle case, la vista sui monti circostanti che si apre all’improvviso, scorci nascosti, impossibili da raggiungere in macchina valgono quel minimo di fatica che porta la salita.

La costruzione della rocca risale all’XI secolo, per opera dell’abate di Santa Scolastica. Nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche, diventando via via più grande e assumendo l’aspetto odierno. Se esternamente l’apparenza è austera, è soltanto da una visita nelle sue stanze che la ricchezza ci avvolge, facendo apprezzare pienamente questo gioiello.

Rocca dei Borgia
Rocca Abbaziale

Qui, infatti si possono ammirare pregevoli tempere e affreschi, caratteristiche grottesche e gli stemmi delle famiglie che l’hanno abitata, tra tutte i Colonna e i Borgia (in questo palazzo nacque Lucrezia, figlia di Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI), con i loro motti che danno l’impressione di essere in uno dei regni del Trono di Spade. Infine, guardare da una delle finestre il panorama verdeggiante che circonda  la costruzione ci farà quasi sentire in volo sulla vallata.

Negli spazi che ospitarono le cucine e le dispense ora c’è il Museo delle Attività Cartarie e della Stampa. Un luogo che con ricostruzioni di attrezzi e strumenti antichi ci ricorda che Subiaco è stato a lungo uno dei principali centri di produzione della carta in Italia e che in questo borgo fu stampato per la prima volta nel nostro Paese, un libro con la tecnica a caratteri mobili di Gutenberg. 

Per informazioni sugli orari di apertura e costi dei biglietti, rinviamo al sito ufficiale.

Chiese

Sono numerose le chiese che meritano una visita. Riprendendo la strada che dall’alto della rocca conduce alla parte più bassa del paese, sicuramente è degna di nota Santa Maria della Valle, che si affaccia sull’omonima piazza ed è tra le due più importanti del borgo.

Santa Maria della Valle
La Valle

Da qui, infatti, per le celebrazioni dell’Assunzione della Vergine, parte una delle processioni che arriva fino alla cattedrale di Sant’Andrea. I festeggiamenti del Ferragosto sono i più sentiti dai sublacensi, insieme a quelli per San Benedetto (patrono della città) e di San Lorenzo. Proprio nel giorno dedicato a questo santo, il 10 agosto, si celebra la fondazione del borgo.

La chiesa di San Pietro col suo campanile
Chiesa di San Pietro

Tornando alla nostra passeggiata, seguendo i vicoli in discesa e alcune preziose indicazioni, giungiamo, attraverso scale e piazzette alla chiesa di San Pietro. Ci si sorprende a scoprirne l’alto campanile, nascosto dalle case che sembrano abbracciare questo edificio sacro e ne coprono la vista fino all’arrivo al suo cospetto.

Il cammino in discesa ci conduce alla cattedrale di Sant’Andrea, punto centrale per la vita religiosa del borgo. Da qui parte la seconda delle processioni per i festeggiamenti dell’Assunzione della Vergine. Questa chiesa fu distrutta (come altri edifici di Subiaco) dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruita riuscendo a recuperare parte dei materiali originali e le opere d’arte al suo interno.

Borgo degli Opifici

Uno dei quartieri più belli di Subiaco, gli Opifici
Opifici

Continuando il nostro cammino verso la parte più bassa di Subiaco, arriviamo nuovamente sulle sponde del fiume Aniene. Questo è il rione più antico della città che si sviluppò proprio accanto al fiume per sfruttarne l’energia. Grazie al movimento dell’acqua, qui sorsero numerose attività e botteghe che danno il nome alla zona. Tra le antiche attività principali meritano una menzione particolare le cartiere.  Per riviverle e tuffarsi nella storia è bello entrare nel Borgo dei Cartai, un museo della carta che non soltanto mostra, ma fa entrare pienamente in tante attività legate a questo materiale che fu uno dei principali prodotti di Subiaco. Qui, infatti, si può partecipare a corsi di calligrafia, legatoria, stampa e molti altri, compreso quello della carta fatta a mano.

Sempre su questa sponda del fiume, in quest’angolo dal sapore antico, l’associazione Vivere l’Aniene organizza escursioni in gommone, rafting e canoa, un modo divertente per non limitarsi a osservare le fresche acque dell’Aniene.

Laghetto di San Benedetto

Allontanandoci dal centro abitato e seguendo la via principale, si arriva nei pressi dei ruderi di quella che fu la villa di Nerone. Limitiamoci a costeggiarla. Seguendo una stradina in discesa e un breve sentiero lungo il fiume, attraversandolo e risalendone il corso, notiamo la temperatura abbassarsi, il suono dell’acqua farsi più intenso e arriviamo in un posto che sembra uscito da una favola: il laghetto di San Benedetto.

una piccola cascata forma il laghetto di San Benedetto
Laghetto di San Benedetto

Qui, il fiume sgorga dalle pendici della montagna, e scrosciando si getta con una cascatella a formare uno specchio d’acqua dai colori intensi che riflettono il verde della fitta vegetazione e l’azzurro del cielo. La leggenda vuole che Nerone usasse questo posto per pescare con una rete intrecciata di fili d’oro. Pensate che questo piccolo lago è unico rimasto dei tre, fatti realizzare artificialmente dall’imperatore romano e chiamati “Simbruina Stagna”. Proprio da questi laghi deriva il nome della città, chiamata anticamente Sublaqueum cioè “a valle dei laghi”, dove sorse il nucleo abitativo originario dell’area. Quest’angolo paradisiaco è ideale per rilassarsi a contatto con la natura, per fuggire dal caldo estivo o per un’allegra escursione in compagnia.

Villa di Nerone

Percorrendo a ritroso il sentiero che ci ha condotti al lago e ritornando alla villa di Nerone. Di quella che doveva essere una residenza maestosa resta poco, soltanto alcuni ruderi ai lati della strada. Ciò che rimane è visitabile soltanto durante periodi di apertura straordinaria e occorre un grande sforzo di immaginazione per concepire la grandezza e la ricchezza che quest’area ha avuto. Stando agli studi archeologici, la villa di Nerone si sarebbe estesa per 75 ettari. Per avere un’idea basti pensare che la parte giunta a noi di Villa Adriana è più piccola di 15 ettari.

Non tutto ciò che manca dalla piccola area lungo la strada è andato perduto. Come spesso accadeva in tempi antichi, i resti di architetture erano usati come materiale per nuove costruzioni, una cosa che oggi ci farebbe inorridire. Ma queste trasformazioni hanno permesso l’edificazione di nuovi capolavori nella zona:

I Monasteri benedettini

San Benedetto, stabilitosi a Subiaco per buona parte della sua vita, fece erigere in quest’area ben 12 monasteri, in parte usando come cava perla costruzione la villa di Nerone dai cui ruderi, continuando il cammino in salita, arriviamo a un luogo ricco di storia e fascino:

Il Monastero di Santa Scolastica

Questo è il più antico monastero benedettino, uno dei 12 fondati dal santo di Norcia a Subiaco e l’unico sopravvissuto ai secoli, tra saccheggi saraceni e terremoti. Inizialmente dedicato a San Silvestro, oltre al nome, si presenta a noi con un aspetto diverso da quello dei suoi primi anni.

Subiaco, monastero benedettino
Monastero di Santa Scolastica

È, infatti, il risultato di un insieme di costruzioni di epoche diverse. Anche la torre campanaria stile romanico, tra le più alte d’Italia, non sembra svettare a causa della costruzione di alcune parti del monastero in periodi successivi. Basti pensare che il campanile è del XII secolo, mentre la chiesa risale al XVI e alcune strutture davvero recenti sono del secolo scorso. Non solo, ma possiamo fare un altro viaggio nei secoli grazie al chiostro rinascimentale, quello gotico e quello cosmatesco. In questo luogo di preghiera all’inizio del 1465 fu stampato per la prima volta in Italia un libro, usando la tecnica dei caratteri mobili inventata da Gutenberg e portata qui da due suoi allievi Pannartz e Sweynheym. La biblioteca del monastero, oltre ad avere questa storia importante e a custodire testi di pregio, è stata anche d’ispirazione per un capolavoro della letteratura moderna. Umberto Eco ebbe qui una sorta di ispirazione, rimasta silente per anni. Il ricordo di quei monaci che in silenzio si dedicavano allo studio e alla custodia dei libri lo spinse in seguito a scrivere Il Nome della Rosa.

Antico libro
Biblioteca di Santa Scolastica

È facile, osservando le pagine antiche di questi tomi, estraniarsi e immaginare di veder comparire improvvisamente Adso da Melk o Guglielmo da Baskerville.

Per visitare il monastero o la sua biblioteca, o per conoscere gli orari della Santa Messa, rimando al sito ufficiale.

Continuando la salita sul Monte Taleo, giungiamo in un luogo davvero mistico, in cui l’architettura sembra un tutt’uno con la natura e che Petrarca definì “Paradisi Limen“, il confine del Paradiso:

Il Sacro Speco

La parete della montagna, quasi verticale da l’impressione di aver prodotto naturalmente il monastero benedettino. La vista sui monti alberati e il silenzio interrotto soltanto dal fruscio del vento o dal canto degli uccelli, sembrano fatti apposta per la meditazione. Chissà se Benedetto da Norcia fu mosso da queste impressioni quando, giovanissimo, decise di stabilirsi proprio qui, da eremita e vivere nella preghiera?

Monastero di San Benedetto
Sacro Speco

Nonostante il santo umbro abbia vissuto in una grotta proprio in questo monte, il Sacro Speco non è uno tra i monasteri da lui fondati.

Osservandolo esternamente si intuisce che le chiese e le stanze siano disposte verticalmente, seguendo il profilo montuoso, e capisci come mai Pio II lo chiamò “nido di rondini“, ma è entrando che si comprende quanto l’opera umana e quella della natura siano in sintonia. Negli spazi del monastero, infatti, abbiamo la continua impressione che delle grotte si siano miracolosamente trasformate in chiese o corridoi o scale. L’occhio non nota nessun contrasto tra la nuda roccia e le pareti affrescate, seppure le une si incastrino tra le altre. Gli affreschi del Sacro Speco sono qualcosa di indescrivibile bellezza e tra questi, c’è il ritratto di San Francesco d’Assisi, quasi nascosto, come a voler sottolineare l’umiltà del personaggio raffigurato.

San Francesco al monastero del Sacro Speco
Ritratto di San Francesco d’Assisi

Questo dipinto ha una notevole importanza; infatti è il solo ritratto del “Poverello d’Assisi” fatto quando era ancora in vita. Grazie al ritratto possiamo avere più di un’idea sull’aspetto di San Francesco, quasi una fotografia. Alcuni dettagli che possono sembrare errori, in realtà sono descrizioni minuziose, come il fatto che un occhio sia più grande dell’altro, questo perché il santo ebbe una grave infezione, lasciandogli un occhio più piccolo dell’altro.

Dal belvedere del monasteri di San Benedetto guardando verso Subiaco
Vista dal Sacro Speco

L’aria sacra del monastero non può lasciare indifferenti, così come la sua bellezza. E affacciandosi alla terrazza si scorge poco più in basso il campanile di Santa scolastica e più lontano, la rocca dei Borgia che da quassù sembra piccolissima.

 

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