Quante fontane per bere in ogni angolo di Roma.
Così cantavano i Colle der Fomento, gruppo Hip-Hop della Capitale nel 1999. E se le fontanelle pubbliche non sono proprio dappertutto, è possibile comunque trovarne in ogni quartiere, dal centro alla periferia, anche fuori dal G.R.A.. Secondo acea, che si occupa della distribuzione idrica i cosiddetti “nasoni” sono più di 2000.
Il nome
La forma delle fontanelle romane è quella di un cilindro di ghisa alto un metro e venti a cui è applicato un cannello ricurvo da cui sgorga l’acqua. Il sarcasmo e l’ironia tipicamente romani hanno notato una somiglianza con un naso ingombrante e da lì ogni fontanella è stata chiamata “nasone”.

Un tempo oltre all’aggettivo, i nasoni avevano anche un nome proprio: “Giggi”, era normale, quindi, per chi si trovasse in strada dissetarsi da “Giggi er nasone“.
Poiché ai romani un solo soprannome non basta per definire persone o cose, ma amano varietà e ridondanza, l’acqua potabile delle fontanelle pubbliche, così come quella che arriva nei rubinetti delle case è chiamata anche “acqua del sindaco“.
Un po’ di storia
Nel 1874 il sindaco Luigi Pinciani fece installare in tutta Roma delle fontane per l’acqua potabile pubblica. Da allora si sono diffuse sempre di più e il loro aspetto è rimasto pressoché immutato. Unica differenza dai modelli iniziali è data dal fatto che questi avevano tre cannelli a forma di teste di drago. Con queste caratteristiche sono rimasti pochissimi esemplari nel centro cittadino, tra i più noti quello nei pressi del Pantheon e quello in via delle tre cannelle, nel rione Trevi.

Si dice che ben presto le teste di drago iniziarono ad essere rubate per la loro bellezza e per questo furono sostituite da un unico cannello curvo. Da qui in poi presero il loro soprannome.
Leggenda
I nasoni non hanno un rubinetto per aprire e chiudere il flusso dell’acqua. Una credenza popolare vuole che il motivo non sia tanto il fatto di mantenere fresca l’acqua, ma che sia legato alla forte pressione della rete idrica romana.

La leggenda narra che, se si chiudessero le fontanelle, l’intero sistema di tubature non reggerebbe e provocherebbe danni diffusi e che sia per questo motivo, più che per dissetare i romani che il sindaco Pinciani decise di costellare l’Urbe di nasoni.
Icona
La diffusione capillare di nasoni ne ha fatto un simbolo della Città Eterna, accanto a monumenti ben più nobili come il Colosseo o la Basilica di San Pietro. È facile, passeggiando tra le vie e i vicoli del centro storico, imbattersi in negozi e botteghe che vendono stampe, cartoline e magliette con l’immagine di una fontanella romana.
Istruzioni per l’uso
Sembra facile e scontato il modo di bere a una fontanella. I nasoni romani hanno tuttavia alcune caratteristiche che le differenziano dalle altre fontane che si possono incontrare in giro per il mondo. Se si vogliono usare proprio come fanno i romani si devono seguire delle semplicissime indicazioni.

- Il getto principale d’acqua non si usa per bere direttamente, ma per riempire bottiglie, bottigliette, secchi, rinfrescare la frutta, lavarsi le mani, trovare refrigerio nella canicola estiva…
- Se si vuole bere direttamente dal nasone occorre tappare il bocchettone con le dita e dissetarsi con l’acqua che inizierà a zampillare da un forellino posto sul naso della fontanella.
- Anche i cani hanno sete. Perciò sono sempre di più i nasoni dotati di una ciotola che raccoglie acqua e permette agli amici a quattro zampe di bere comodamente.
©Diego Funaro