L’estate a Roma è sempre molto calda, ma basta allontanarsi pochi chilometri per trovarsi in un paradiso e ripercorrere poi una strada particolare per tornare in città, seguendo la natura, l’arte e la storia.
Il nostro percorso sarà quello dell’Aniene: meno noto del Tevere, ma altrettanto importante per la capitale. Nasce tra Roma, Frosinone e l’Abruzzo, sui Monti Simbruini e precisamente dal Monte Tarino.
Le Sorgenti: Fiumata
I Monti Simbruini sono un luogo verdissimo per le frequenti piogge. Devono il loro nome proprio a questa caratteristica. In latino, infatti “sub imbribus” significa “sotto le piogge”.

In questa fresca cornice verdeggiante sgorga gelida l’acqua dell’Aniene, serpeggiando tra faggi, fragoline e more, mormorando come soltanto i torrenti di montagna sanno fare offre da bere tanto alle persone, tanto ai numerosi animali che popolano la montagna nascosti tra gli alberi. Scegliere questo posto significa allontanarsi dalla frenesia quotidiana e vivere, almeno per qualche ora, il ritmo pacifico della natura. Le macchine qui non arrivano e i cellulari prendono poco. Sono fattori positivi, perché così il canto del fiume e il dipinto del bosco ci prendono totalmente. I ramoscelli e le foglie che crepitano sotto i piedi scandiscono il tempo nel percorrere sentieri semplici che non costano fatica. Quando ci si vuole riposare, il fiume offre tanti spiazzi, e il bosco regala frutti di bosco e perfino fichi per gustare queste terre.
Si inizia a vedere la storia: Comunacque
Nel suo scorrere, l’Aniene ci conduce tra Jenne e Trevi nel Lazio, dove il Simbrivio si congiunge all’Aniene poco dopo che questo si tuffa scrosciante da una roccia incastonata nel verde per creare in un laghetto dall’aspetto incantato.

Qui la storia fa capolino con i resti di una villa romana che sembra celarsi dietro gli alberi che circondano il laghetto. Tra i boschi ci sono anche ruderi di antichissimi acquedotti romani. Questa fu un’area molto importante per la quantità dell’acqua che era portata a Roma con l’acquedotto “Anio Vetus”, il secondo costruito per far arrivare acqua nella capitale.
L’area è apprezzata da chi ama i pic-nic, oltre che la storia. Le sponde del fiume, infatti sono il luogo ideale per rilassarsi in un’atmosfera fuori dal tempo e mangiare in compagnia, magari tenendo una bottiglia o della frutta a rinfrescare direttamente nelle acque dell’Aniene.
Misticismo e leggende: Subiaco
Il fiume sembra scomparire tra le rocce e le piante, se ne avverte il mormorio, ma non si riesce a vederlo. Improvvisamente però si mostra con una piccola cascata, sgorgando da una pietra e formando quello che è chiamato il Laghetto di San Benedetto. Questo piccolo specchio d’acqua prende il nome dai monasteri benedettini che si trovano alcune centinaia di metri più in alto. Se si alza lo sguardo è possibile intravederne le mura tra le fronde degli alberi.

Siamo in territorio sublacense, dove il santo di Norcia visse per circa trent’anni, dapprima in eremitaggio all’interno di una grotta, poi fondando ben dodici monasteri.
La grotta nei secoli si è sviluppata in un bellissimo connubio tra architettura, montagna e arte, trasformandosi nel monastero del Sacro Speco; mentre dei conventi fondati da Benedetto a Subiaco, oggi sopravvive solamente quello intitolato a Santa Scolastica, luogo in cui fu stampato per la prima volta in Italia un libro con la tecnica dei caratteri mobili di Gutenberg.
Questo luogo è stato amato anche da un personaggio storico molto lontano da San Benedetto: Nerone. Tra il laghetto e i monasteri ci sono i ruderi della sua villa e si narra che l’imperatore pescasse in queste acque con una rete intrecciata di fili d’oro. Oggi nel fiume si pescano principalmente trote e certamente senza fili d’oro. Corde, chiodi e altri strumenti sono, invece usati da chi ama l’arrampicata; proprio alle spalle dell’area pic-nic del laghetto c’è una parete che si presta molto bene a questo sport.

Altri sport molto praticati in questo tratto dell’Aniene sono il rafting e la canoa. Anse, piccoli salti e l’acqua che inizia a prendere velocità sono ideali anche per chi non ha mai svolto attività simili e vuole vivere il fiume vedendo la città da un punto di vista diverso. Con il gommone si passa dal borgo degli opifici, dove sorgevano le cartiere, al ponte medievale di San Francesco, attraversando secoli di storia e arte, immersi nel verde tra spruzzi di acqua fredda.
Creare l’arte col fiume: Tivoli
Il fiume si avvicina a Roma e diventa capolavoro a Tivoli.
Nei secoli passati erano frequenti e rovinose le esondazioni dell’Aniene, così Papa Gregorio XVI decise di trovare rimedio facendo deviare il corso del fiume. La monumentale opera di ingegneria idraulica si basa su un doppio traforo nel Monte Catillo, qui è incanalato l’Aniene che esce formando la seconda cascata più alta dell’Italia Centrale dopo quella delle Marmore.

Da questa deviazione nasce Villa Gregoriana, un parco in cui il suono del fiume e il profumo dei fichi si mescolano ai colori dell’arcobaleno che splende davanti alla Grande Cascata e alla pietra ruvida della villa del console romano Manlio Vopisco e che sembra incoronato dal tempio della Sibilla. La trasformazione della città voluta dal Pontefice ha reso questi luoghi una tra le tappe principali del Grand Tour nell’Ottocento.
Ma non è la sola meraviglia tiburtina creata dall’uomo grazie al fiume. Nel lato opposto di Tivoli sorge Villa d’Este, uno dei capolavori del Rinascimento. Il Palazzo, con statue e affreschi è bellissimo, ma sono i giardini a catturare l’attenzione. Il genio dell’architettura Pirro Ligorio li ha ideati con innumerevoli fontane che richiamano la storia di Roma di Tivoli, con numerose allegorie e richiami alla natura circostante. Per portare l’acqua necessaria ha sfruttato la potenza e la pressione del fiume, senza pompare acqua artificialmente, ma costruendo una galleria di oltre cinquecento metri sotto la città e un complesso sistema di tubazioni.

Il giardino all’italiana di Villa d’Este è considerato uno dei più belli d’Europa e ha dato ispirazione per tanti altri, tra cui quello della Reggia di Caserta.
Passeggiare nei suoi viali, tra le vasche e le fontane, è perdersi tra la storia e il sogno. Gli schizzi d’acqua dei 250 zampilli delle 50 fontane non svegliano, ma immergono ulteriormente il visitatore nell’atmosfera onirica. Contribuiscono anche i profumi inebrianti di rose, cipressi e delle tantissime varietà di piante.
Se Tivoli è una città tutelata dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità è in buona parte grazie al fiume che l’attraversa. Senza l’Aniene non ci sarebbero le grandiose ville con i loro fenomenali giochi d’acqua.
Prima di abbracciare il Tevere: Roma
La corsa del fiume prosegue e con essa quella a ritroso nel tempo.
Appena fuori Tivoli ci sono della grandi cave di marmo travertino, sfruttate già dagli antichi romani. I nostri antenati che prendevano qui la pietra necessaria a Roma, trasportavano enormi blocchi, proprio grazie all’Aniene che scorre rapido fin dentro la capitale.

Arrivato a Roma, il fiume è ancora in grado di regalare spazi degni di un dipinto romantico. Lungo la via Nomentana, in una delle aree più popolate e trafficate della città, non ci si aspetta di affacciarsi da un ponte e vederne un altro ben più antico che attraversa il fiume che ci ha riportati a Roma, in un paesaggio simile a quello che aveva alla sorgente. È una delle tante magie che l’Aniene regala a chi sa ascoltarne la voce e seguirne i gesti.
© Diego Funaro
“Sono all’Aniene. Le racconterò, è tutta una storia, verranno subito”
Antonio Fogazzaro
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